Storia e studi clinici
La vicenda dell'ipamorelin parte da un programma di chimica danese degli anni Novanta, attraversa un decennio di ricerca sugli animali, arriva nei reparti ospedalieri statunitensi e approda infine ai laboratori antidoping.
Uno screening in Danimarca
Negli anni Novanta diverse aziende cercavano piccole molecole capaci di stimolare l'ormone della crescita, in parte come possibile alternativa alle iniezioni di questo ormone. Il gruppo di Novo Nordisk a Måløv costruì una serie di peptidi corti e nel 1998 pubblicò il più promettente, con il codice NNC 26-0161, sull'European Journal of Endocrinology. Ricevette il nome di ipamorelin.
Gli studi sugli animali
Ricercatori di Novo Nordisk e partner universitari di Aarhus e Göteborg studiarono poi l'effetto di somministrazioni ripetute nei ratti. Esaminarono lunghezza ossea, minerale osseo, forza muscolare e degradazione delle proteine, spesso in animali trattati con corticosteroidi che causano perdita di muscolo e osso. Uno studio nei ratti confrontò anche le vie di somministrazione e rilevò che circa un quinto di una dose nasale raggiungeva il sangue.
I primi dati sull'uomo
Uno studio a dosi crescenti su volontari maschi sani, analizzato con ricercatori della University at Buffalo e pubblicato nel 1999, descrisse come l'organismo elabora l'ipamorelin e con quanta forza essa libera l'ormone della crescita. Furono studiati otto uomini per ciascuna di cinque velocità di infusione.
Una nuova direzione: l'intestino dopo l'intervento
Poiché il recettore della grelina accelera anche il movimento intestinale, l'interesse si spostò in seguito sull'ileo postoperatorio, il temporaneo blocco dell'intestino che spesso segue la chirurgia addominale. Helsinn Therapeutics (U.S.) condusse uno studio di fase 2 tra il 2008 e il 2009 su 117 pazienti sottoposti a resezione intestinale. Uno studio di fase 2 più ampio, con 320 partecipanti, si svolse dal 2011 al 2014.
La situazione oggi
Il primo studio, pubblicato nel 2014, non trovò differenze significative rispetto al placebo. Il registro degli studi clinici indica il secondo come completato, ma senza risultati pubblicati. Nessuna autorità l'ha approvata e l'ipamorelin resta un composto sperimentale. Nel frattempo è comparsa in prodotti sequestrati dalle dogane e nella ricerca antidoping.